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Home News Gran Magistero «I membri dell'Ordine sono come degli ambasciatori della Terra Santa»

23/10/2019
CHE COSA E' L'ORDINE
«I membri dell'Ordine sono come degli ambasciatori della Terra Santa»
Intervista esclusiva con il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede

Eminenza, cosa rappresenta per Lei l'Ordine del Santo Sepolcro e qual è il suo posto nella Chiesa universale? Dato che il Gran Maestro viene nominato dal Papa, si potrebbe affermare che si tratta dell’unico ordine cavalleresco intrinsecamente legato alla Santa Sede?
Fin dagli albori del Cristianesimo, la Terra dove nacque, visse, morì e risuscitò Nostro Signore ha avuto un posto particolare nel cuore dei credenti e delle varie comunità ecclesiali che andavano diffondendosi al di fuori del mondo ebraico. Molti fedeli scelsero di vivere il Vangelo sia in forma solitaria, come eremiti, sia riunendosi insieme, proprio nei luoghi che avevano visto la presenza terrena di Cristo, in particolare quelli legati alle tappe della sua vita pubblica, a cominciare dal Santo Sepolcro. Si sentì inoltre il bisogno di visitarli. Ebbero così inizio i pellegrinaggi, una forma di viaggio devozionale ed esistenziale che ebbe un forte incremento nel corso del Medioevo. Risale a quel periodo la nascita dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro, con esplicito riferimento alla tomba che custodì il corpo di Gesù Cristo privo di vita e da dove egli risuscitò. Si avvertì la necessità di difenderne l’integrità e quella di quanti si recavano a visitarlo.
Tra quanti si impegnarono in questa nobile impresa annoveriamo i Cavalieri del Santo Sepolcro. I primi documenti che li riguardano risalgono al 1336. Dal secolo XIV in poi i Papi hanno cercato di regolamentarli anche giuridicamente ed essi a poco a poco hanno ampliato i loro compiti per dedicarsi alla preservazione della fede in Terra Santa, al sostegno delle opere caritative e sociali della Chiesa, in particolare di quelle promosse dal Patriarcato Latino di Gerusalemme.
L’Ordine ha sempre beneficiato della protezione dei Sommi Pontefici. Per ricordare solo alcuni passaggi, nel 1496 Alessandro VI decise che ne sarebbe stato lui il Moderatore supremo, delegando ai Francescani – ai quali era stata affidata la cura del Santo Sepolcro da Clemente VI nel 1342 – il potere di conferire il cavalierato ai nobili e ai gentiluomini in pellegrinaggio in Terra Santa. La conferma di questo privilegio ai Francescani fu rinnovata da Leone X nel 1516, poi da Benedetto XIV nel 1746, e infine, nel 1847, da Pio IX, che ricostituì l’Ordine. Nel 1888, Leone XIII dette la possibilità di nominare anche le Dame. Nel 1907 Pio X decise che il titolo di Gran Maestro dell'Ordine sarebbe appartenuto al Papa stesso. Nel 1932 Pio XI approvò i nuovi statuti e concesse ai Cavalieri e alle Dame di ricevere l’Investitura non più solo a Gerusalemme. Nel 1940 Pio XII nominò un Cardinale Protettore dell'Ordine. Dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, San Paolo VI nel 1977 procedette ad approvare i nuovi statuti. San Giovanni Paolo II concesse all'Ordine la personalità giuridica vaticana. L'attuale Gran Maestro è l’Em.mo Cardinale Edwin Frederick O'Brien.
L'Ordine Equestre del Santo Sepolcro è, insieme al Sovrano Militare Ordine di Malta, uno dei due Ordini cavallereschi riconosciuti dalla Santa Sede. Nel primo il Gran Maestro è nominato dal Papa, mentre nel secondo è da lui confermato.

Nel mondo intero, sono presenti 30.000 Cavalieri e Dame, molto attivi all’interno delle Chiese locali e fortemente uniti ai vescovi del territorio, che spesso agiscono da Gran Priori delle Luogotenenze dell’Ordine. Lei affermerebbe che la missione dei membri dell’Ordine consiste nell’essere ambasciatori della Terra Santa nelle loro rispettive diocesi?
Si potrebbe dire in tutta verità che i membri dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro, sia i Cavalieri che le Dame, sono come degli “ambasciatori” della Terra Santa. Infatti, oltre a vivere la propria fede cristiana e manifestare l'adesione alla Chiesa cattolica negli ambienti in cui vivono e lavorano – in questo senso tutti i battezzati sono chiamati ad essere “ambasciatori di Cristo” (cfr. 2Cor 5,20) – con la loro presenza, nelle parrocchie e nelle diocesi di appartenenza, promuovono iniziative a favore dei Luoghi santi e sensibilizzano i fedeli per sovvenire alle necessità dei cristiani che là vivono, spesso in condizioni difficili, se non drammatiche. Oggi, il compito più pressante è quello di creare le condizioni politiche e socio-economiche che favoriscano la permanenza dei cristiani in Terra Santa, perchè è interesse di tutta la Chiesa che la Terra di Gesù non diventi un museo di reperti archeologici e pietre preziose, ma continui ad essere una Chiesa costruita con “pietre vive” (1Pt 2,5), cristiani che da duemila anni continuano l’ininterrotta tradizione della presenza dei discepoli di Cristo. Ai membri dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro è chiesto, quindi, non solo di promuovere la raccolta di fondi per le realtà ecclesiali presenti in Terra Santa, ma di pregare e di operare affinchè la pace prevalga sulle divisioni e sulle violenze.

La Terra Santa sta vivendo da alcuni anni un eccezionale aumento dei pellegrinaggi. Qual è la Sua analisi di tale fenomeno che riguarda la Chiesa Madre di Gerusalemme? Inoltre, ci potrebbe raccontare quale esperienza spirituale personale ha vissuto al Santo Sepolcro?
I pellegrinaggi sono un modo importante per sostenere la presenza cristiana in Terra Santa. È anche attraverso questi viaggi della fede che i cristiani possono aiutare i fratelli che là vivono. Ciò permette ai cristiani di Terra Santa di lavorare e sostenere le loro famiglie. Senza questo apporto di solidarietà, la Terra Santa sarebbe più povera non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto dal punto di vista umano. I pellegrinaggi, infatti, permettono uno scambio di culture, lingue, tradizioni, ecc. che aprono alla conoscenza e al rispetto reciproco, promuovendo una società fondata su valori di giustizia e fraternità universali. I pellegrini, poi, se da un lato trasmettono risorse agli abitanti di quelle terre, dall'altro ricevono molto più di quanto possono offrire. Infatti, il pellegrino compie un'esperienza di fede nei luoghi della storia della salvezza che hanno visto il passaggio di Gesù su questa terra. Un viaggio nella memoria e, allo stesso tempo, una riscoperta del Vangelo che si incarna in ogni tempo e a ogni latitudine.
Posso dire che per me le visite in Terra Santa, a cominciare dalla prima, nel 1980, subito dopo l’ordinazione sacerdotale, hanno costituito un’esperienza umana e spirituale indimenticabile. Ricordo con grande commozione la notte in cui, nel 2009, alla vigilia del viaggio apostolico di Papa Benedetto XVI, potei pregare lungamente al Getsemani, nella Basilica dell’Agonia, completamente vuota, fino a notte inoltrata. Oppure la S. Messa celebrata nell’edicola del Santo Sepolcro la mattina seguente, all’alba. Sono stati momenti intensissimi, come anche quelli al seguito di Papa Francesco nel 2014, che hanno lasciato un segno indelebile nel mio cuore e che ricordo con senso di nostalgia. I pellegrinaggi in Terra Santa sono stati per me un modo privilegiato per conoscere, amare e seguire di più il Signore Gesù. Talvolta con un fremito di timore nella consapevolezza di calpestare la stessa terra che egli ha calpestato. Ma sempre con un’immensa gratitudine, sapendo che tutto quello che lui ha fatto l’ha fatto per me e per tutti i miei fratelli e sorelle in umanità, l’ha fatto per nostro amore e per la nostra salvezza. Mi auguro che ciascuno che pellegrina in Terra Santa possa vivere gli stessi sentimenti e tornare rafforzato nella fede e nella testimonianza cristiana.

Intervista a cura di François Vayne


Autore: oessh.va-di François Vayne