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23/06/2020
Gerusalemme, i capi emeriti delle Chiese: aiutateci a riconciliare la Terra Santa

La Grotta dell'Annunciazione a Nazareth Un appello forte, un grido incessante. Una preghiera che non conosce confini. Sono parole di speranza unite alla ferma volontà di un cambiamento quelle con cui i capi emeriti delle Chiese di Gerusalemme hanno chiesto la fine del conflitto tra Israele e Palestina. La pace in Terra Santa, anche in tempo di pandemia, deve essere un obiettivo tanto urgente quanto importante non solo per le popolazioni che abitano questi luoghi, ma per la comunità internazionale. “La Terra Santa è in fiamme, in una situazione di guerra, e la sua santità deve essere ripristinata”, scrivono il patriarca emerito della Chiesa cattolica romana Michel Sabbah, il vescovo emerito della Chiesa anglicana Riah Abu El Assal ed il vescovo emerito della Chiesa luterana Munib A. Younan. "La giustizia è assente. La terra di Dio - si legge - invita tutte le Chiese, i governi e le persone di buona volontà ad agire e porre fine a questa tragedia”.

LA PANDEMIA
“Scriviamo questo appello come cristiani arabi palestinesi, che vivono qui dalla Pentecoste e sono parte integrante della società”, precisano i capi emeriti delle Chiese di Gerusalemme in una dichiarazione dei giorni scorsi sui piani di annessione israeliana pubblicata da Abouna. I tre chiedono per la Terra Santa una riconciliazione basata sulla pari dignità e sui diritti di tutte le persone e non più un popolo contro l’altro, e sottolineano che la pandemia di Covid-19 ha distolto l’attenzione dai problemi di giustizia e pace verso questioni di vita e di morte. “Anche noi condividiamo questa afflizione universale e chiediamo a Dio di avere misericordia e concedere la guarigione a tutti” aggiungono, preoccupati però per “la vecchia malattia” della Terra Santa” e “per le sofferenze e le ingiustizie imposte alla gente”.

LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE
“La soluzione a questo conflitto è stata identificata molti anni fa ed espressa attraverso numerose risoluzioni delle Nazioni Unite. La maggior parte delle nazioni riconosce già sia lo Stato di Israele che lo Stato di Palestina” affermano Sabbah, El Assal e Younan, che insistono perchè Israele abbia la sua sicurezza e la Palestina la sua indipendenza e possano a vivere fianco a fianco in pace, giustizia, equità e democrazia. “Che non ci sia più odio, non più morte, ma solo giustizia, uguaglianza e vita”, ribadiscono i capi emeriti delle Chiese di Gerusalemme che definiscono la Città Santa “la chiave di questa pace non solo tra israeliani e palestinesi”, unendo tra l’altro le tre fedi monoteiste: ebraismo, cristianesimo e islam. Per questo l’invito è a far sì che Gerusalemme diventi centro di riconciliazione, giustizia ed uguaglianza.

"IL NOSTRO MINISTERO È RICONCILIAZIONE"
"La pace in Terra Santa è possibile, la questione consiste nel capire perchè le Nazioni Unite non prendono una decisione in questo senso, sono settant'anni che si parla di due Stati". Lo afferma nell'intervista a Vatican News monsignor Michael Sabbah, patriarca emerito della Chiesa cattolica di Gerusalemme.

Ascolta l'intervista al patriarca Michel Sabbah


"Dio - afferma Sabbah - è Dio di tutti i popoli del mondo, è amore per tutti i popoli, dunque anche per israeliani e palestinesi". "Il nostro ministero è riconciliazione, aiutateci a costuire la pace", conclude il presule sottolineando come si debba sempre tenere presente, da cristiani, l'insegnamento di San Paolo sulla riconciliazione. "Allora sì - sottolinea - che la religione potrà dare il suo contributo".

È TEMPO DI AGIRE
In particolare, per Sabbah, El Assal e Younan “in questo momento critico, Israele deve disinnescare la tensione e rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite” e causa principale del conflitto in corso sono “l’occupazione militare israeliana e la colonizzazione della Palestina”. Ricordando poi l’appello dei patriarchi e dei capi delle Chiese di Gerusalemme e dei cristiani di Terra Santa, attraverso il movimento Kairos, al rifiuto dei piani di annessione di Israele, i capi emeriti delle Chiese di Gerusalemme esortano ancora all’unità, all’attuazione del diritto internazionale e al riconoscimento dei diritti fondamentali di tutti i cittadini della Terra Santa. “Siamo particolarmente preoccupati per il futuro dei cristiani palestinesi in Terra Santa se questo conflitto dovesse continuare – concludono Sabbah, El Assal e Younan – non c’è speranza di giustizia all’orizzonte, la pressione a emigrare è continua. È tempo di agire, solo una pace giusta metterà fine all’odio, all’oppressione e alla sofferenza”.


Autore: vaticannews.va