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09/01/2024
Patriarcato Latino: Meditazione Di S.B. Card. Pizzaballa, Patriarca Di Gerusalemme Dei Latini
Epifania - 6 gennaio 2024

Ogni bambino nasce per qualcuno: per una famiglia che lo attende, per una comunità che lo accoglie, che lo vedrà crescere, che crescerà insieme a lui e grazie a lui.

Anche Gesù è nato per qualcuno: ma non solo per qualcuno in particolare, perché Gesù è nato per tutti.

I brani di Vangelo che raccontano la sua nascita ci dicono proprio questo, che questo bambino non appartiene solo alla sua famiglia, né solo al suo clan, ma tutti, vicini e lontani, sono chiamati a partecipare all’evento della sua nascita, alla gioia e alla grazia della sua venuta al mondo.

Gesù è venuto per tutti, e coloro che si lasciano raggiungere dal dono della sua presenza sono chiamati, come abbiamo visto proprio domenica scorsa, a mettersi in cammino, a fare un percorso.

Una costante che si ritrova in tutte le storie di donne e uomini di fede è proprio questa: il mettersi in cammino, perché la fede stessa è un cammino, è una costante ricerca, una sempre nuova partenza.

È stato così anche per i Magi.

Abbiamo iniziato l’Avvento con un invito a vegliare per non lasciar passare invano il kairós, il momento favorevole, il tempo della grazia (Mc 13,33-37).

Potremmo dire che i Magi sono innanzitutto persone che hanno accolto questo invito, che non si sono lasciati sfuggire l’occasione della vita: hanno visto un segno, hanno compreso che questo segno era per loro, che li chiamava a partire e si sono messi in viaggio.

La stella che i Magi hanno visto, come tutte le stelle, non sta ferma nel cielo, ma percorre un cammino: Matteo dice che la stella precedeva i magi, fino a quando è arrivata sul lugo dove stava il bambino, e lì si è fermata (Mt 2,9).

Questo significa che se la stella si muove, se si vuole continuare a vederla bisogna muoversi insieme a lei, bisogna seguirla, mettersi in cammino. Se si sta fermi, la stella scompare, perché la stella non può fermarsi.

I magi hanno visto una stella nel cielo, e hanno solo desiderato non perdere quella luce, continuare a lasciarsi illuminare. E per questo hanno lasciato la loro terra e si sono fatti pellegrini, non sapendo fin dall’inizio dove sarebbero arrivati.

Per mettersi in cammino bisogna fidarsi.

Ma come si è presentata per loro quest’occasione?
L’occasione, il kairós, li ha raggiunti tramite, appunto, una stella, il che significa che i Magi sono persone che hanno alzato lo sguardo verso l’alto, che si sono aperti ad un orizzonte infinito.

Vegliare significa anche alzare lo sguardo, scrutare il cielo.

Il loro sguardo non è rimasto prigioniero dei loro confini, del loro mondo; non si sono accontentati, non si sono fermati.

Ogni cammino nasce da uno sguardo, da una visione che porta oltre.

Poi arrivano a Gerusalemme, e vi arrivano come umili persone che cercano.

Molte volte Gerusalemme è stata raggiunta da gente straniera, che veniva per combattere, per depredare, per impossessarsi della sua bellezza e dei suoi tesori.

I Magi vengono per cercare, per condividere un’inquietudine in un luogo e con delle persone che hanno la ricerca e l’attesa come vocazione, come senso della vita.

In cuore hanno una domanda, e questa è la loro vera ricchezza: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?” (Mt 2,2). Sono sapienti, ma sono anche alla ricerca di una sapienza più grande, sanno di non sapere tutto.

È questa mancanza che permette loro di mettersi in cammino, di fare domande, di fidarsi.

I Magi sanno che un Re è nato, ma non sanno dove, perché la stella non si è ancora posata su nessun luogo.

Dove nasce il Re e Signore, dove trovarlo, questa è la grande domanda di ogni uomo, il grande desiderio.

E il desiderio dei Magi si compie quando il loro cammino si incontra con la Rivelazione, quando i loro passi si fermano ad ascoltare la Parola, perché la Parola è l’epifania di Dio. Sarà la Parola a condurli a Betlemme, dove ritrovano la stella ad attenderli, perché tutto si ricapitola lì.

Infine, il cammino ha un ultimo passo necessario, ed è quello che porta i magi a prostrarsi davanti a quel bambino: forse, di tutto il cammino, questo è il passo più difficile.

Perché chiede di riconoscere che il Re è lui, non siamo noi. È lui il Signore della storia, e non noi.

Questo è il passo che Erode non può fare, perché gli richiederebbe il coraggio e l’umiltà di togliere la corona dalla propria testa per metterla sulla testa di quell’umile bambino appena nato.

Eppure, Gesù, nato per tutti, è nato per questo: per liberarci dall’illusione del potere, della violenza, di tutto ciò che non dà vita.

La vita vera sta tutta nel riconoscere la grandezza del segno di un piccolo di un bambino, venuto al mondo per dire che il desiderio di Dio è quello di camminare con noi.

+Pierbattista

Autore: Patriarcato